Non è la Rai, è Tv Troika

Chiusura immediata della televisione e della radio pubblica (Ert) e sospensione di tutti i dipendenti. I programmi? Riprenderanno “il prima possibile”, come si diceva ai tempi del monoscopio. Avviene in Grecia, dove la dichiarazione del portavoce del governo ellenico, Simos Kedikoglou, ha gettato nel panico i 2.500 lavoratori di un’azienda che egli stesso ha definito “un paradiso degli sprechi” (Ert costa ai cittadini greci circa 300 milioni di euro, pagati attraverso le bollette). L’emittente di stato dovrebbe tornare in funzione tra tre mesi, ma con un servizio rinnovato e con procedure trasparenti di selezione e assunzione del personale.
18 AGO 20
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Chiusura immediata della televisione e della radio pubblica (Ert) e sospensione di tutti i dipendenti. I programmi? Riprenderanno “il prima possibile”, come si diceva ai tempi del monoscopio. Avviene in Grecia, dove la dichiarazione del portavoce del governo ellenico, Simos Kedikoglou, ha gettato nel panico i 2.500 lavoratori di un’azienda che egli stesso ha definito “un paradiso degli sprechi” (Ert costa ai cittadini greci circa 300 milioni di euro, pagati attraverso le bollette). L’emittente di stato dovrebbe tornare in funzione tra tre mesi, ma con un servizio rinnovato e con procedure trasparenti di selezione e assunzione del personale. Nel frattempo, i greci non pagheranno un euro per “il paradiso degli sprechi”.
Una situazione estrema, certo, ma una riflessione seria e un po’ distaccata s’impone. Anche per noi italiani. S’immagini quel che accadrebbe in Italia se il governo, fatti due conti, chiudesse d’improvviso la Rai permettendo agli italiani di salutare l’odiato canone. Come divertissement, abbiamo paragonato il costo pro capite di Viale Mazzini con quello della sorella greca. Ert costa a ogni greco, neonati inclusi, circa 26,5 euro; la Rai ha imposto ai contribuenti italiani nel 2012 più di 1,7 miliardi, cioè 29 euro pro capite, neonati compresi. Sarà che la crisi rende spietati, o che al tempo della concorrenza multimediale si fa più fatica a cogliere appieno il valore non negoziabile (dall’utente) del “servizio pubblico”, ma se la tv greca è un paradiso degli sprechi, a occhio neppure la Rai è un esempio di virtù. Senza giungere alla terapia choc che la Troika ha imposto alla Grecia, si potrebbe finalmente aprire una riflessione sulla opportunità di privatizzarla questa benedetta Rai, prima che sia troppo tardi.